 

 


O tu che come un colpo di coltello mi penetrasti nel cuore gemente; tu che venisti, pari ad un drappello di demoni, ad assiderti, demente
e adorna, sopra il mio spirito prono, facendone il tuo soglio e il tuo guanciale, essere infame a cui legato sono com'è legato ai ferri il criminale,
lo strenuo giocatore alla roulette, l'ubriaco alla bottiglia di borgogna, all'abbraccio del verme la carogna, che oggi e sempre tu sia maledetta!
Quante volte alla spada agile ho chiesto che mi cavasse alfin di prigionia, e ho chiamato il veleno funesto in soccorso alla mia vigliaccheria.
Tutte le volte, ahimè, presi di sdegno, spada e veleno m'han così parlato: << Stolto, che vuoi da noi? Tu non sei degno d'esser dai lacci suoi disvilluppato.
Ché, seppur soccombesse al nostro tiro la tiranna al cui reo giogo soggiaci, tu risusciteresti coi tuoi baci la salma esanime del tuo vampiro! >>
Charles Baudelaire Il Vampiro da "I Fiori del Male"


"Per me si va nella città dolente, per me si va ne l'etterno dolore, per me si va tra la perduta gente.
Giustizia mosse il mio alto fattore: fecemi la divina podestate, la somma sapienza e 'l primo amore.
Dinanzi a me non fuor cose create se non etterne, e io etterno duro. Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate"
Dante Alighieri Inscrizione alla Porta dell'Inferno, Canto III da "La Divina Commedia"

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